A caccia di talenti

In Alto Adige c’è lavoro anche per i non altoatesini – e questo è noto non solo agli oltre 20.000 lavoratori stagionali richiesti annualmente dal settore alberghiero e dall’agricoltura. Con un tasso di disoccupazione recentemente fissato al 2,7%, la locale forza lavoro non riesce a soddisfare completamente nemmeno la richiesta di impieghi stabili. Ciò ha reso l’Alto Adige, soprattutto nel corso dei passati decenni, una delle più ambite mete di immigrazione. Oggi vivono e lavorano qui persone di oltre 130 paesi diversi. Maggiore che in passato, però, si è fatta invece la richiesta di personale qualificato e specializzato. A questa tendenza contribuisce anche l’ancora embrionale sviluppo dell’Alto Adige quale localizzazione universitaria e di ricerca. Alla Libera Università di Bolzano o all’Accademia Europea (EURAC) hanno nel frattempo cominciato a collaborare docenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo. La ricerca è anche di casa presso la prima filiale italiana del rinomato Istituto Fraunhofer, presso il Fraunhofer Innovation Engineerign Center, l'IIT-Istituto per Innovazioni Tecnologiche, presso l’Eco-Research o il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg. In futuro, su un’area in zona produttiva Bolzano Sud sorgerà un parco scientifico tecnologico destinato a istituti di ricerca e aziende che abbiano le “Energie e tecnologie verdi” come punto focale.

Nei settore chiave per l’Alto Adige come quello delle energie rinnovabili e quello delle tecnologie alpine, agiscono sia operatori internazionali che aziende di nicchia, tutte però alla costante ricerca di personale altamente qualificato. Ma anche in molti altri settori della particolarmente variegata economia altoatesina esistono grandi aziende che non riescono a coprire il proprio fabbisogno con le risorse del mercato del lavoro locale.

 
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